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Dove ho sbagliato, vademecum per la riorganizzazione e la gestione delle pmi

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Dove ho sbagliato, vademecum per la riorganizzazione e la gestione delle pmi

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Capita: troppo zucchero in un dolce, gettare sul piatto la carta sbagliata.

Capita: per disattenzione e fretta, o per un errore di valutazione e una strategia sbagliata per gestire la Pmi.
Capita, e non importa quale sia il motivo. Potrebbe anche trattarsi di non conoscenza, che spesso, comunque, in ambito aziendale e manageriale può significare un non adeguato livello di esperienza che induce a mettere in atto una strategia sbagliata.

E allora cosa succede? Ogni azione una conseguenza, ce lo ripetono da sempre.
Quindi buttiamo il dolce, perdiamo la partita a carte e facciamo fallire questa florida Azienda.

No, voglio guardare la scena da un altro punto di vista.
Non parlerò di cucina o di partitelle sotto l’ombrellone, e nemmeno di crack finanziari irreparabili. Tra questi estremi c’è un mondo in cui un consulente ha operato con cura, portando la sua esperienza e conoscenza, in cui sono stati raggiunti risultati operativi tangibili, un mondo in cui però alla fine non si ottiene il mark-up qualitativo sperato.

Perché?
Provo a raccontarvi la storia di questo incontro per cercare di capire insieme quali possono essere gli errori che vengono commessi, e che possono portare al fallimento di una collaborazione… perché sì, di fallimento si tratta se vengono raggiunti solo risultati operativi e nessun risultato in termini di strategia e miglioramento della produttività.

Giorno 0: Azienda entra in contatto con Consulente e/o Consulente entra in contatto con Azienda. Non sappiamo chi fa il primo passo, e in realtà non è rilevante perché in una società etica basata sulla professionalità, la firma di un accordo (contratto di collaborazione) mette gli attori sullo stesso piano.

Giorno 1: Consulente raccoglie le informazioni necessarie sull’Azienda, approfondendo ogni livello. Chiaramente il Consulente è un esterno, quindi apprezzerà i dati numerici e li analizzerà grazie alle sue competenze, al proprio bagaglio di conoscenze. Dovrà raccogliere però anche una serie di informazioni intangibili, parole e racconti, descrizioni dell’operatività, impressioni.

Giorno 2: Consulente presenta le informazioni raccolte e illustra la propria strategia.

Giorno 3: Azienda e Consulente siglano l’accordo.

Giorno 4: inizia l’avventura.

Qual è il fattore X? Quello che determina la riuscita del progetto, o il suo fallimento?
Sono le informazioni.

Quelle che Consulente riesce a raccogliere, quelle che Consulente sa ascoltare, quelle che Azienda sa presentare e passare. Anche quelle che Azienda non conosce. E’ così. Ogni Azienda opera gestendo continuamente dei flussi di informazioni, molto spesso senza nemmeno saperlo. Questo perché le informazioni che gestisce, e su cui sviluppa le operazioni interne e i processi, sono considerate non tanto informazioni ma “consuetudini”. Purtroppo no. Ogni informazione in Azienda, che riguardi i suoi Fornitori, i suoi Clienti, i suoi processi interni, il suo personale, i suoi competitor, è un’informazione che riguarda l’Azienda e come tale va catalogata, gestita, resa accessibile.

Questo è il nodo che porta la nostra storia dal giorno 4 al giorno 5 e poi al giorno 6, o che interrompe il racconto.

La costruzione della piramide delle informazioni interne dell’azienda è un processo di crescita, consapevolezza e sviluppo che può richiedere molto tempo, che investe tutti i reparti, e coinvolge ogni livello aziendale. Ma è un processo necessario. Può essere un processo costoso in termini di sistemi informativi in cui queste informazioni dovrebbero essere catalogate, anche se generalmente i principali sistemi aziendali, anche nelle loro configurazioni basic, hanno già tutti i campi necessari al raccoglimento dei dati. Sicuramente è un processo costoso però in termini di tempo.

In linea con le più attuali correnti che guardano alle Aziende come un team di persone e competenze che condividono lo stesso obiettivo, così la struttura delle informazioni è un processo che deve vedere coinvolto l’intero team aziendale. Ogni reparto avrà specifiche informazioni, e all’interno di ogni reparto ci saranno informazioni di tipo operativo, contrattuale, manageriale. L’intero bagaglio delle informazioni costituirà il know-how dell’Azienda, e l’aggettivo in-te-ro è fondamentale per la comprensione di quanto sia importante, vitale, avere una visione interna completa e approfondita prima di pianificare qualsiasi strategia di sviluppo.

Vogliamo una storia a lieto fine però, con un bel finale dai toni pastello.
Giorno 6: Consulente termina il suo incarico, Azienda prosegue nel suo lavoro.

Il giorno 5 riguarda il modo in cui tutto quanto detto sulle informazioni è stato gestito, ma non determina l’insuccesso economico né di Consulente, né tanto meno di Azienda, e questo perché le consuetudini sono sempre e comunque un buon motore per il funzionamento delle imprese, soprattutto se parliamo di PMI, dove l’operatività svolge un ruolo fondamentale e trainante. Concretamente però è necessario riconoscere che l’imprevedibilità del sistema economico-finanziario, i livelli di concorrenza, la globalizzazione e l’alto livello di specializzazione richiesto dal mercato, impongono un’organizzazione che tenda ad essere sempre più efficace ed efficiente attraverso una struttura coerente dei flussi informativi.

Sabina Grasso